La Chiesa di San Nicola fu adornata da bellissime e preziose icone, ampliata e nei suoi sotterranei si creò un vasto cimitero sotterraneo dove venivano seppelliti tutte le genti del villaggio.

Con l’aiuto della popolazione fu costruito anche un convento annesso alla chiesa e una “foresteria” dove venivano ospitati i mendicanti e i viandanti di passaggio. Già allora, esisteva  li una sorgente di acqua limpida e fresca  di cui oggi resta una fontana purtroppo non potabile per le infiltrazioni fognarie.

Più in basso della chiesa era sorta la così detta “PIAZZA” uno spiazzo circondato da piccole costruzioni dove ogni quindici giorni circa, si svolgeva una  fiera che richiamava gente dei vicini villaggi.

Nel corso degli anni il paese andò sempre più ingrandendosi e agli inizi del XVI Secolo si rifugiarono a Zangarona parecchie famiglie di ebrei nicastresi  che erano stati espulsi con un editto del 1510,  costoro costruirono le loro case a monte della chiesa di San Nicola nella zona che poi venne soprannominata “Judeca” e che ancora oggi porta questo nome.

La vita degli Albanesi in Calabria non fu certo facile nei primi tempi, in quanto, erano guardati con diffidenza dalle popolazioni autoctone.

 

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