In quegli anni anche sotto la pressione del Vescovo di Nicastro, che in tutti i modi, cercava di far adottare il rito “Latino”,  gli zangaronesi abbracciarono la nuova fede e  la nuova chiesa matrice, fu dedicata a Maria SS delle Grazie, anche perché, la chiesa di San Nicola era stata danneggiata seriamente dal terremoto, fu ritenuto opportuno non restaurarla per il luogo dove sorgeva perche era soggetto a continue frane. Un altro terremoto disastroso si verificò 100 anni più tardi, il 26 febbraio 1783, e in quell’occasione fu completamente distrutta la chiesa di San Nicola, era già stata sconsacrata e anche le tumulazioni dei defunti erano state spostate sotto la nuova chiesa. Nel 1809 Zangarona fu dichiarata università dal regno Borbonico e quindi comune a tutti gli effetti. Vi fu anche aggregato il casale di Fronti che, era sorto nei primi del 1700 a Nord di Zangarona da agricoltori che venivano dal vicino comune di Serrastretta. Il comune fu soppresso nel 1829 come rileva lo storico “Gustavo Valente” presso l’archivio di Stato di Napoli, ma poiché gli abitanti di Zangarona non accettarono il provvedimento di soppressione, la monarchia borbonica, per il paternalismo che la contraddistingueva,  concesse una autonomia amministrativa non di diritto ma di fatto. Quando nel 1847 gli abitanti di Zangarona si resero conto che l’autonomia non era più vantaggiosa, chiesero di essere aggregati all’università di Nicastro. Oggi non si può più

dire che Zangarona è abitata da “Albanesi” i continui matrimoni misti che ci sono  stati e il fatto che la “lingua madre” è del tutto scomparsa con i nuovi usi e costumi, di antico è rimasto poco o niente, sta alle nuove Leve cercare di recuperare quel poco che è rimasto di antico e di tradizione .

 

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